Sportbike: approvazione immediata!

L’erede della Supersport 300 ha dato un taglio netto col passato: sette Case coinvolte, gare divertenti, più sicure e valore dei piloti messo realmente in mostra

Mathias CantariniMathias Cantarini

Pubblicato il 13 aprile 2026, 09:19

Balance of Performance già efficace

Nonostante queste differenze – e le numerose discussioni intercorse tra i test collettivi del lunedì pre-evento e Gara 1 – FIM e Dorna sembrano aver trovato un immediato compromesso, basti pensare che prima dell’interruzione della prima manche a sei giri dal termine, le prime quattro posizioni erano occupate da quattro costruttori differenti, con Matteo Vannucci (Aprilia, scattato dalla pole), David Salvador (Kawasaki), Bruno Ieraci (Triumph) e Beekmans (Suzuki). Un equilibrio testimoniato anche dalla Top 10 di Diego Poncet (Honda) e dalla zona punti conquistata dalle Yamaha di Carter Thompson e Marco Gaggi. La bicilindrica di Iwata, assieme alla Kove (il cui giudizio per il momento è sospeso), è sembrata però più distante dal pacchetto di testa. Secondo Alessandra Gambardella, team manager di AG Motorsport Italia che schiera il debuttante Taiyo Aksu, le ragioni sono molteplici: «Le Ninja sono moto da corsa già rodate, idem Honda, la Suzuki è una 800... Ci sono moto più avvantaggiate di altre e si farà fatica a trovare un bilanciamento. Comunque ora è troppo presto per esprimere un giudizio, dobbiamo ancora conoscere bene le moto e capire a fondo i pro e i contro».

Un’opinione che differisce molto da quella di Drisaldi che invece premia il Balance of Performance iniziale, sicuro che con il passare delle gare anche la Yamaha ridurrà il gap: «Concettualmente il campionato è partito molto bene – ha spiegato il manager di ProDina – nel primo anno della 300 le potenze erano troppo sbilanciate. Chiaramente non è facile: la Kove, che lo scorso anno ha vinto, ora è in difficoltà ma deve lavorare, mentre sono sicuro che la Yamaha arriverà, non sono ancora riusciti a trovare il giusto assetto ma comunque hanno fatto vedere buone cose». L’aspetto finale e forse in prospettiva più importante, è quello relativo alla formazione dei piloti. Perché la Supersport 300 è stata poco formativa e iridati come Jeffrey Buis, Alvaro Diaz e Marc Garcia non sono mai riusciti a distinguersi altrove, addirittura Diaz, soltanto un paio d’anni dopo la conquista del titolo mondiale, ha appeso il casco al chiodo. Al contrario la Sportbike consente ai piloti e alle squadre di giudicare il valore dei primi su moto molto più simili (in alcuni casi le stesse) a quelle che utilizzeranno in SSP, ricreando quella filiera “Made in SBK” che si era interrotta con la sparizione della STK 600.

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