Sportbike: approvazione immediata!

L’erede della Supersport 300 ha dato un taglio netto col passato: sette Case coinvolte, gare divertenti, più sicure e valore dei piloti messo realmente in mostra

Mathias CantariniMathias Cantarini

Pubblicato il 13 aprile 2026, 09:19

La neonata categoria ha convinto fin dal debutto di Portimao: ben sette Case impegnate, un equilibrio tecnico già piuttosto efficace e un panorama molto formativo per i piloti. Fattori che hanno promosso la Sportbike, facendo dimenticare la SSP300

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La Sportbike ha già fatto dimenticare la SSP300

Buona la prima! È bastato un weekend (e a molti anche soltanto la gara del sabato) per promuovere a pieni voti la novità principale del paddock delle derivate di serie: la classe Sportbike. Piloti di alto livello, una competizione tecnica serrata (sette Case rappresentate, nessuna altra categoria iridata ne ha così tante) e squadre con esperienza decennale nel paddock della SBK. La formula Sportbike sembra aver già fatto dimenticare la “vecchia”, discussa e mai realmente amata Supersport 300. Che il primo weekend della neonata classe riservata alle sportive di media cilindrata sia stato un successo lo certificano anche i numeri social. Il reel della vittoria di Antonio Torres per il Team ProDina è stato visualizzato da oltre 800.000 persone, quasi la metà giovani tra i 18 e 24 anni, come ha confermato Riccardo Drisaldi, team manager della squadra romana. Numeri impressionanti, paragonabili a quelli della festa per il terzo posto nella regina Superbike di Miguel Oliveira, padrone di casa a Portimao.

L’interesse è parso evidente non soltanto sui social ma anche attraverso i feedback raccolti in pista da chi ha assistito alle gare. Due manche ricche di spettacolo e sorpassi ma anche estremamente corrette, senza più quelle manovre sconsiderate che avevano portato a più di un grave incidente ai tempi della SSP 300. Le Sportbike devono essere guidate come moto “vere” e questo ha esaltato i piloti, permettendo loro di esprimere tutto il potenziale guidando in maniera aggressiva senza però eccedere oltre i limiti dell’agonismo. Niente più gruppi di venti piloti racchiusi in un paio di secondi, dove si era costretti a sgomitare, anche sul rettilineo, per poi gettarsi in curva senza preoccuparsi di chi c’era attorno.


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