E’ scivolato nel tentativo di tenere testa a Rea ma la gara1 di Assen ce la ricorderemo soprattutto per la sua guida spettacolare. La standing ovation del pubblico, nel finale, la dice lunga sul potenziale del 23enne pilota Honda
di Federico Porrozzi
Ha dato spettacolo. Più di Rea, ma anche di Davies e di Hayden. Michael Van der Mark ha un feeling speciale con Assen: è la “sua” pista, sente l’affetto dei tifosi di casa e interpreta al meglio la serie infinita di curve del tracciato olandese.
CHE MANICO! - In gara1 ha fatto il bello e il cattivo tempo: deciso, aggressivo e determinato, ha messo in piedi uno show degno della migliore Superbike tra sorpassi e controsorpassi con Jonathan Rea. Mica l’ultimo arrivato. Quando ha visto che il campione del mondo di è sbarazzato di Davies, non ha perso un secondo, superando Chaz (non certo l’ultimo in staccata) e mettendosi a “caccia” della Kawasaki numero uno.
LA FOGA LO TRADISCE - Sentiva di essere in giornata. E lo sentiva anche il numeroso pubblico sugli spalti. Erano decine di migliaia, a incitarlo ad ogni passaggio. E’ stato tutto perfetto. Fino a due giri dal termine, quando Van der Mark ha perso aderenza sull’anteriore, probabilmente con il freno ancora in mano, finendo in terra.
GRAZIE COMUNQUE - Addio ai sogni ma ha fatto sognare, il timido Michael. Sguardo pulito, occhi determinati, a fine gara è salito sul muretto con la tuta ancora sporca per salutare e ringraziare tutti gli appassionati sugli spalti. La standing ovation è stata la naturale conseguenza del suo gesto. E dei gesti fatti in pista.
A 23 anni gli si può ancora perdonare tutto, anche la troppa foga di vincere sul circuito di casa. Che la Superbike abbia trovato un nuovo idolo?
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